Tivoli (Roma) – Via degli Stabilimenti, 5
Un luogo in continua trasformazione per la permanente attività di studio, ricerca e restauro da parte di archeologi, tecnici e restauratori, è il protagonista della mostra “Santuario di Ercole Vincitore. Il cantiere, lo scavo, le meraviglie”.
Con tale iniziativa si intende promuovere una campagna che restituisca il monumento al panorama dei grandi santuari laziali, inserendolo nei percorsi turistici di grande attrattiva che interessano la città di Tivoli e il suo territorio.
Attraverso un percorso all’interno del cantiere di scavo del Santuario di Ercole Vincitore di Tivoli il pubblico è accompagnato da una serie di pannelli illustrativi e ha l’occasione di immergersi totalmente in un’atmosfera suggestiva e stimolante.
Saranno, inoltre, organizzate iniziative collaterali mirate alla conoscenza dell’intero complesso monumentale.
Tra le numerose sopravvivenze archeologiche che documentano l’importanza di Tivoli in età romana il Santuario di Ercole Vincitore costituisce certamente la testimonianza più straordinaria per l’estensione e la monumentalità delle strutture conservate.
Costruito tra il II e il I sec. a.C. a 300 metri circa dalle mura urbane, esso sopravvive oggi nella zona sud orientale della città, lungo il costone affacciato sulla valle dell’Aniene, a poche decine di metri dalla Villa d’Este.
Per la cronologia, la tecnica edilizia e più in generale la grandiosità del progetto il santuario si inserisce nel quadro di un’architettura che generò complessi culturali eccezionali in Italia centrale, come è ancora oggi possibile constatare a Palestrina, Terracina e Nemi.
Con i suoi tre ettari su quattro piani, l’area tiburtina si distingue sia per l’estensione sia per l’originalità di alcune delle soluzioni tecniche adottate la rendono particolarmente interessante.
Alla semplicità planimetrica dell’area sacra, sottolineata su tre lati da portici su due ordini, aperta verso Roma e impegnata nella parte centrale dall’edificio di culto e da un teatro, fa infatti riscontro lungo il lato settentrionale un articolato organismo di destinazione commerciale che inglobò un tratto della Via Tiburtina.
La centralità di quest’ultimo nei traffici commerciali dell’epoca conferì al santuario un ruolo economico non meno importante di quello religioso.
Il fatto che col tempo perse la sua valenza quale luogo di culto è la causa della sua mancata conoscenza e della sua esclusione da qualsiasi percorso turistico interessi la città, ma le straordinarie dimensioni degli ambienti disposti lungo la strada e la cospicua presenza d’acqua favorirono il loro precoce riutilizzo per attività manifatturiere e industriali, alterando le strutture ma salvaguardandole nell’insieme.
Il tempio fu soppiantato da un luogo di culto cristiano mentre in tutta l’area sacra meridionale i resti furono nascosti da un consistente interro funzionale alle coltivazioni.
Così l’originaria funzione del complesso venne dimenticata mentre i resti dei portici e gli ambienti lungo la strada sono sopravvissuti incastonati nelle strutture industriali, una circostanza che conferisce al monumento un fascino assolutamente insolito.
Restituito alla sua reale identità nella metà del XIX secolo e definitivamente acquisito dal demanio alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, il santuario sta lentamente tornando alla luce con una serie di campagne di scavo che, dal 1983, hanno evidenziato il teatro e parte del portico del secondo ordine a sud del tempio, con la fronte di un edificio finora ignoto.
Diretto dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, di concerto con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, è in atto da alcuni mesi una campagna di indagini che sta fornendo un contributo fondamentale alla conoscenza del monumento.
Tale attività, che rientra nell’ambito di un progetto teso alla riqualificazione e fruizione del teatro finanziato dai fondi del Gioco del Lotto 2004-2006 D.M. 22/10/2004, ha consentito di individuare già il rivestimento in blocchi modanati del basamento lungo tutto il margine meridionale del tempio, mentre una serie di saggi ha permesso di circoscrivere alcune strutture che testimoniano una fase precedente al teatro.
Notevoli i rinvenimenti di sculture e frammenti architettonici che documentano la magnificenza dell’organismo, testimoniata del resto anche dagli autori antichi.
Gli importanti risultati ottenuti hanno indotto il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ad organizzare questa mostra eccezionale che porterà il visitatore all’interno del cantiere di scavo e, quindi, nell’area sacra del grande complesso.