Ai Castelli romani immigrato non fa rima con emarginato

Se romeno non fosse sinonimo di delinquente, cinese di ristorante, marocchino di ambulante, nigeriano di clandestino, se fossero solo aggettivi che indicano le diverse nazionalità, ci accorgeremmo che essi sono innanzi tutto chiavi di lettura di un'umanità viva e pulsante. Gli immigrati sono una popolazione di cui ti rendi conto solo quando hai la curiosità di conoscere e capire. Un fenomeno che va al di là delle statistiche e della cronaca dei grandi media.
Non è semplice fotografare una realtà tanto variegata, raccogliere gli umori della gente, parlare con gli immigrati, specie se  irregolari. Ad aver complicato le cose, da sei mesi a questa parte, s’è aggiunto il reato di clandestinità, spiega Claudia Aiani, responsabile de “Il Mosaico”, cooperativa che si occupa di accogliere ed inserire minori e famiglie stranieri.  Aggiunge “gli stranieri non si sentono più tutelati a seguito delle nuove politiche di welfare. E’ più facile che si rivolgano a piccole associazioni di volontariato, che ai canali ufficiali perché hanno paura di essere denunciati. In tal senso opera Gialuma, onlus che offre una prima assistenza sanitaria, senza chiedere i documenti. Se parliamo di stranieri regolari, allora è vero che la loro integrazione sociale (casa, lavoro, servizio sanitario) si è realizzata, quella culturale è più lenta e poi perché dovrebbero perdere le proprie radici?”. Sul territorio dei castelli ci sono tantissimi esempi che testimoniano la profonda umanità della gente: una rete d’intervento capillare, più facile da gestire rispetto ad una metropoli come Roma. Raccolta di indumenti, corsi di italiano, centri di collocamento, CAF, come quelli di Albano e Genzano che si occupano dei permessi di soggiorno. Philoxenìa, C.I.C.A.R, chiesa battista di Ariccia, per citare solo alcune associazioni. La percezione degli stranieri invasori, portatori di delinquenza, è parzialmente cambiata. Pochi sono gli episodi di intolleranza, “pensi che ad Ariccia tutte le case del centro storico sono di rumeni che la domenica passeggiano con le loro famiglie per il corso”, confida una signora. “Riusciamo a parlare anche con le famiglie grazie alla predisposizione di docenti che si occupano del loro inserimento a scuola e anche nelle classi non ci sono grossi problemi nonostante la presenza di diverse etnie”, così la preside di un istituto di scuola superiore. Non li conosciamo, perchè non ci fidiamo, perchè la cronaca quotidiana ce li fa apparire come i soliti “mostri”. Cinesi, rumeni, indiani, africani…e se fossimo noi al  posto loro ?



22/09/2009 | Rita Luigia Cautela

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