Una pizza a colazione
L’età va dai 18 ai 60 anni, uomini e donne, studenti, operai, impiegati e disoccupati ....
Persone comuni che mentre tutti gli altri dormono o si divertono, loro, Volontari Soccorritori, vegliano per garantire e salvare la vita di qualcuno.
Oggi vi voglio raccontare un sabato notte trascorso non tra discoteche e pub. In verità sono stato anche in questi posti ma non a divertirmi. Queste lunghe dodici ore le ho passate in una delle oltre 600 associazioni di Misericordia d’Italia a bordo di un’ambulanza con tre ragazzi come me.
Sono le ore 19.40 ed ecco che arrivo nella sede dell’associazione che mi ospiterà questa notte. Non so cosa mi aspetterà, non ne ho idea, ma sono pronto a tutto..e che sarà mai!!!!!
Qui incontro i Volontari che si stanno preparando per la notte, tutti vestiti d’azzurro e giallo … sembrano Angeli e forse lo sono. Improvvisamente mi viene in mente una mia amica..dice sempre.. sembriamo tutti Puffi ed io sono Puffetta!!!
LA SQUADRA è composta da Luca il Team Leader, responsabile dell’equipaggio e del servizio, Andrea l’autista e responsabile del mezzo e Mirko Secondo soccorritore. Come prima cosa i ragazzi stanno effettuando la check list dell’ambulanza e di tutta l’attrezzatura a bordo per controllarne il corretto funzionamento.
Vengo accolto con grande entusiasmo e calore.. mi sento già parte di loro. Penso che sarà una bella serata con tipi simpatici.
Andrea propone subito di organizzarsi per la cena visto che spesso durante il turno non si ha nemmeno il tempo per poter mangiare. Decidiamo, per velocizzare le cose, di prenotare una pizza che sarà pronta entro 15 minuti, nonostante sia sabato sera e la pizzeria sia piena. Per questi ragazzi c’è un occhio di riguardo.
Alle 20.00 siamo pronti e chiamiamo la Centrale Operativa 118 per dare l’operatività.
Ok ci siamo si parte…
Ci avviamo verso la pizzeria per prendere la nostra cena. La proprietaria ci dice che saranno pronte entro 5 minuti.
PRIMO INTERVENTO
Non passa un minuto che il cellulare dell’urgenza squilla. Luca esce di corsa dal locale per poter sentire bene la telefonata, rientra e ci dice che si tratta di un PC0Verde (papa-charlie-zero-verde), un’occhiata al pizzaiolo che capisce al volo e via all’ambulanza.
Mirko mi spiega che quel codice non vuol dire altro che c’è un soggetto etilico in luogo pubblico poco grave. Chiedo “ma le pizze?” Loro si girano e mi guardano con un strano sorriso e Luca: “staranno al caldo ad aspettarci”. Stringo le spalle e monto sull’ambulanza. Ci dirigiamo verso la stazione Mirko dice che di questi servizi ne sarà piena la notte, ragazzi che si ubriacano allo scopo di trovare ciò che altrimenti non troverebbero in altro modo. Arrivati alla stazione il primo a scendere è il caposquadra che assicuratosi della sicurezza della scena fa cenno agli altri di andare avanti, Mirko scende con uno zainone in spalla mentre Andrea resta vicino al mezzo lasciato in moto. Luca s’avvicina al paziente, un extracomunitario che cerca di allontanarsi e che barcolla vistosamente. Dopo le varie domande e procedure standard per poter valutare il paziente si fa accomodare sull’ambulanza si passano i parametri alla C.O. e si accompagna il soggetto al PS dove ci sono infermieri e medici che salutano con affetto i volontari ma allo stesso tempo, con ironia, si raccomandano di non portare troppi pazienti. Dopodiché si compila la bolla di viaggio e si dà il libero alla centrale.
LA STANZA DEI BOTTONI
Luca mi guarda e dice: “ vuoi vedere la stanza dei bottoni? Facciamo un salto a salutare le BIMBE”. Io guardo senza capire..e ci avviamo verso una porta a vetri. C’è scritto 118. Mirko suona e una ragazza con scritto sulla maglia Operatore ci apre. Stasera in centrale tutte donne.. operatore, infermiere e medico. Baci e abbracci, alcune battute, e poi andiamo via promettendo di pensare a loro a tarda notte quando la fame si farà sentire.
In effetti il mio stomaco langue. Chiedo ingenuamente:” ma non conviene andare a mangiar prima di dare la disponibilità?” Riecco che si girano e mi riguardano col solito sorrisino … “Le pizze sono in caldo e possono aspettare …”.Facciamo rientro in sede passando prima dalla pizzeria, la nostra cena è stata gentilmente e premurosamente tenuta in caldo. Chiedo ai volontari se posso rendermi utile apparecchiando e loro accettano entusiasti la proposta.
SECONDO INTERVENTO
Ecco che mentre ci stiamo per mettere a sedere per poter mangiare si sente la suoneria della red line.
Luca risponde e con una penna che estrae abilmente dal taschino inizia a scrivere su un tovagliolino di carta che avevo messo accanto al piatto. Non ha ancora finito di buttare giù la comunicazione che passa gli appunti ad Andrea il quale legge l’indirizzo e lo imposta sul navigatore. Chiude la telefonata e questa volta si tratta di KC3Giallo (kilo-charlie-tre-giallo) paziente in casa con problema respiratorio codice giallo secondo grado di gravità. Ore 21.15 siamo tutti sull’ambulanza diretti verso l’abitazione. Questa volta l’andatura del mezzo è più veloce e in più Andrea ha acceso i dispositivi di emergenza visivi e acustici. Non nego di avere una certa paura ma anche un senso di adrenalinica emozione. Il prode Mirko si munisce di zaino e bombola di ossigeno. Siamo arrivati! Ci viene ad aprire la porta la figlia del paziente che si trova sdraiato sul letto. Luca subito mette in posizione semiseduta la persona per facilitarne la respirazione, controlla i parametri vitali e pressione, fa indossare la mascherina con l’ossigeno al paziente e passa i parametri in centrale. Ci dicono di caricare e andare al PS, l’automedica è fuori e non possono mandarci il medico incontro. Il paziente viene caricato in barella e poi sull’ambulanza e si rientra in codice giallo (media gravità). Arrivati al PS e lasciato il paziente rimontiamo sull’ambulanza e si ridà la disponibilità alla centrale. Sono circa le 22.30 e stiamo tornando, forse a cenare, ma il destino vuole che non sia così.
TERZO INTERVENTO
Il telefono squilla nuovamente e Luca fa cenno ad Andrea di ritornare al PS.” Dobbiamo fare un trasferimento assistito urgente” che in altre parole vuol dire che dobbiamo trasferire un paziente da un ospedale ad un altro con il supporto di un medico. Mirko mi rassicura e mi dice che per questo viaggio dovrò stare seduto davanti accanto all’autista e che avrà una durata di circa 3 ore. “come tre ore?! ”esclamo … Sono preoccupato e chiedo di poter approfittare dell’attesa di caricare il paziente per poter andare in bagno. Quando torno Mirko e Luca stanno preparando il paziente per il viaggio che si spera gli possa salvare la vita. Un uomo di circa 45 anni, intubato e monitorato, con al braccio due accessi venosi e sulla fronte un ematoma di grosse dimensioni. La dottoressa da le ultime raccomandazione ai ragazzi e si chiudono gli sportelli. Io sono seduto accanto ad Andrea il quale mi chiede se sono tranquillo, gli rispondo che cerco di esserlo e chiedo cosa stessimo aspettando a partire. Lui mi spiega che per questo tipo di servizio è stata richiesta la scorta della polizia per poter passare in modo più veloce e sicuro in città. Ecco che arriva la voltante si posiziona d’avanti a noi, accende le sirene e inizia la corsa. Per cercare di non pensare alle cose brutte che questi ragazzi affrontano quotidianamente prendo il mio blocco di appunti e inizio a scrivere con la speranza in questo modo di poter liberare la mia mente riversando i miei pensieri e inquietudini su un foglio di carta.
Le reazioni delle persone sono diverse quando sentono una sirena alle spalle: c’è chi frena all’improvviso, chi rallenta e non sa cosa fare, chi procede per la propria strada perché magari distratto e chi invece per fortuna rallenta e accosta facendoci passare.
Arriviamo all’ospedale di destinazione dove avviene il passaggio del paziente tra noi e i medici della rianimazione. Andrea alla guida, la dottoressa accanto a lui, io ed Mirko dietro “in cassetta” con Luca che si sdraia sulla barella e cerca di dormire almeno durante l’ora del viaggio di ritorno. Devo dire che mi era stato proposto di approfittare di quell’ora di sonno ma proprio non ce la facevo sia per i miei pensieri che non mi liberavano la mente sia perché non avrei mai potuto dormire su una barella d’ambulanza.
Tornati all’ospedale per poter riaccompagnare la dottoressa, la centrale ci chiede se siamo liberi Luca conferma e ricomincia a scrivere su una garza quei maledetti codici. Riesco nel frattempo ad andare al PS e farmi dare 4 bottiglie d’acqua.
QUARTO INTERVENTO
Salito in ambulanza mi dicono di allacciare le cinture, stavolta è un codice rosso quindi codice più alto nella scala di gravità. 85enne con dolore toracico. Sospetto infarto. L’autista con grande abilità guida nel traffico della notte che mai avrei immaginato fosse così caotico, si posiziona a cavallo della linea continua e ci porta sul target. Facciamo 3 rampe di scala a corsa perché il condomino è senza ascensore. Arrivati davanti alla porta forse l’ossigeno che Mirko porta in spalla sarebbe servito a me. Entriamo e Luca con voce trafelata ma tranquilla e rassicurante effettua l’anamnesi, chiede se il paziente soffre di cuore o altre patologie, che tipo di dolore si tratta ecc ... dopodiché Luca chiama la centrale e chiede il supporto dell’automedica che non tarda ad arrivare. Il nostro team leader e il medico scambiano alcune parole carichiamo medico, infermiere e paziente sull’ambulanza e rientriamo al PS in codice rosso lasciando l’automedica all’abitazione. L’infermiera del triage al Ps comincia ad odiarci, ci lancia brutte occhiate.
Ore 2.15 riaccompagniamo medico e infermiere all’automedica. Anche per loro è una notte di gran lavoro.
QUINTO INTERVENTO
Senza nemmeno tornare in sede il nostro successivo servizio è fuori un discopub dove c’è stata una rissa. Arrivati sul posto Luca dice ad Andrea di non avvicinarsi troppo e a noi di non scendere perché la scena non è sicura, ci sono pezzi di bottiglie per terra e un ragazzo che impugna un coltello. Nonostante ci sia un'altra persona sdraiata in terra dobbiamo attendere le forze dell’ordine. I carabinieri arrivano e disarmano il ragazzo, ora possiamo scendere.. il ragazzo è incosciente e se anche con difficoltà respira, ha una brutta ferita alla testa e una all’addome. Non c’è tempo da perdere, ossigeno e garze per tamponare le ferite. Si rientra in codice rosso. Ancora una volta niente supporto dell’automedica che è occupata. Gli infermieri del PS non sono più cosi socievoli come la prima volta che ci hanno visto. Il ragazzo viene subito portato in sala operatoria per cercare di bloccare l’emorragia addominale dovuta alla coltellata ricevuta. Restiamo sulla rampa dell’ospedale per poter procedere al ripristino dell’ambulanza che si è sporcata di sangue. Penso sia il caso di dare una mano… indosso anch’io guanti di lattice bianchi e mi do da fare.
SESTO E SETTIMO INTERVENTO
Sono le 3.20 di mattina e quel maledetto telefono non smette di squillare, ubriaco presso un famoso locale della zona. Prima uno e poi un altro di seguito presso un altro locale. Per fortuna due casi tranquilli. Oramai al pronto soccorso ci odiano, sono stanchi e non ne possono più anche perché noi siamo una delle tante ambulanze che operano in zona quindi per loro il lavoro è moltiplicato. L’infermiera del triage si rivolge a Mirko e gli dice:” li vedi gli zoccoli che ho ai piedi? Se ti rivedo un’altra volta te ne tiro uno!!!!!”
OTTAVO INTERVENTO
Sono le 4.30 il sonno e la stanchezza iniziano a renderci più vulnerabili anche al freddo che ci sta attanagliando e alla pioggia gelida che ci sta inzuppando ad ogni uscita sempre più.
Il peggio deve ancora arrivare.
Il tempo di un cappuccio caldo (cappuccino con cioccolato), preso alla macchina distributrice dell’ospedale, e ciò che la domenica mattina si legge sui giornali e riempie i TG si avvera. Incidente stradale in superstrada, coinvolti due auto e 5 feriti. Dopo abbiamo scoperto che erano tutti con età compresa fra i 17 e i 22 anni.
Arriviamo a sirena spiegata, la poca luce è quella delle torce dei soccorritori e dei lampeggianti blu che creano un effetto intermittente quasi psichedellico come quelle delle discoteche dalle quali questi ragazzi tornavano. Da lì a poco i mezzi dei VVF intervenuti sul posto illuminano la zona della strage, la scena è straziante: macchine o ciò che rimane che intrappolano i passeggeri, alcuni piangono, altri chiedono aiuto con un filo di voce altri stanno zitti per sempre. Stanno arrivando altre due ambulanze. C’è del fumo e una puzza di benzina misto a olio bruciato e sangue.
I VVF mettono in sicurezza la zona e ci fanno avvicinare … Sono arrivate le altre ambulanze e anche la polizia. Luca entra in una delle due macchine e inizia il controllo delle vittime, chiama il medico e i VVF a gran voce. Chiede ai pompieri di aprire ciò che rimane dell’auto nel quale si trova.
Sono tutti impegnati e io mi sento inutile ma non posso fare altro che osservare e capire quanto bisogno ci sia di questi Angeli.
Dopo quasi un’ora sono tutti fuori. Il bilancio è di 1 morto, 2 feriti gravi e due feriti meno gravi. Il nostro trasportato viene immobilizzato con collare e ragno sulla barella spinale che serve per poter prevenire lesioni al rachide con successiva paralisi. La corsa verso l’ospedale è interminabile. Qui incontriamo gli altri equipaggi e una ragazza in divisa che piange disperatamente perché uno dei ragazzi coinvolti nell’incidente è il fratello minore. La scena è straziante e non vi nego che eravamo tutti con le lacrime agli occhi, i volontari soccorritori fanno parte tutti di una grande famiglia e quindi quel ragazzo è un po’ fratello di tutti loro.
NONO INTERVENTO
Anche se il cielo è coperto da nuvole piene d’acqua si iniziano a vedere le prime luci dell’alba. La stanchezza, il freddo, la pioggia e soprattutto con ciò che abbiamo visto questa notte ci verrebbe voglia di andare a letto ma non possiamo, abbiamo ancora 2 ore di servizio e una chiamata che ci fa subito dirigere su un paziente di 75 anni incosciente in casa.
Arrivati all’abitazione la figlia e la moglie urlano disperate gridando che è morto, Luca valuta lo stato di coscienza, respiro e circolo e guardando Mirko gli dice che è in arresto allora con velocità sdraiano il paziente sul telino in terra e iniziano le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Vanno avanti per circa dieci minuti fino all’arrivo del medico; sono esausti il medico non può fare altro che dichiarare l’ora del decesso, ore 6.35.
Siamo tutti digiuni, stanchi, infreddoliti, bagnati e ora per di più anche con una grossa rabbia in corpo per non aver potuto salvare quell’anziano signore nonostante abbiano fatto il possibile. Decidiamo di concederci una colazione allo spaccio dell’ospedale, caffè lungo e cornetto per tutti, pago io è il minimo che possa fare anche se Luca con quel suo modo di fare comunque paterno mi dice che gli ospiti sono ospiti e non dovrebbero pagare ma che se proprio insisto … beh allora insisto rispondo.
Manca una sola ora alla fine del turno.
DECIMO INTERVENTO
Il telefono si lamenta e Luca risponde con voce sempre tranquilla … “ok corriamo sul posto”. Questa non ci voleva … per la prima volta ho visto negli occhi del nostro responsabile sempre professionale e calmo una vera preoccupazione, eppure di cose brutte ne sono successe questa notte. Si tratta di un bambino incosciente. Mirko mi dice che sono il punto debole del nostro TL. “Tutto tranne i bambini”. Lui non ammette che i bambini debbano soffrire o peggio morire ancora bambini senza aver vissuto la proprio vita. A chi gli dice che la vecchiaia è una maledizione lui risponde sempre che si tratta di una benedizione … non invecchiare vorrebbe dire morire giovani. Con voce tremante Luca chiede a Mirko di preparare anche lo zaino pediatrico. Corriamo disperatamente nel lungo vialetto che ci porta in casa del bimbo che si trova in braccio alla madre che piange. Luca lo prende in braccio e valuta i parametri vitali, non è cosciente ma respira e ha battito … prova a provocargli un live dolore per stimolare la coscienza. Per fortuna il piccolo David apre gli occhi e piange. Vedo Luca che lo abbraccia e dice “il pianto è vita”.
Comunque portiamo il neonato e la madre in ospedale per dei controlli.
Mentre ci avviamo verso l’uscita del PS, l’infermiera del triage ci rincorre con uno zoccolo in mano:” ve lo avevo promesso”.
È visibilmente stanca, ma sorride. Mi guarda e mi dice:” ehi, te sei nuovo? Brutta notte per partire eh?” e si rimette a sedere alla sua postazione.
E’ proprio una grande famiglia quella dei soccorritori e non penso sia la divisa blu e gialla a fare di loro degli Angeli ma la passione e professionalità con cui fanno il proprio lavoro, sottraendo delle ore al proprio tempo libero.
7.45 rientriamo in sede sperando che in questo ultimo quarto d’ora non ci siano chiamate.
Sono sfinito anche io che non ho fatto nulla in confronto ai mie nuovi Amici. Apriamo la porta e vediamo le pizze sul tavolo che ci aspettano per essere mangiate a colazione.