Non è "Avatar". La storia del popolo Dongria Kong nell'India occidentale.

Le analogie con il film di Cameron sono palesi. Ma è tutto vero.

Storia di un film. Storia di mondi lontani eppure cosi vicini. Il popolo indigeno dei Niyamgiri nell’India  occidentale e il popolo Na’vi del pianeta Pandora. Dietro gli occhi degli uomini indù c’è la Terra nei suoi intimi sospiri. La minaccia non è il frutto di un’ennesima diavoleria di Cameron ma “Avatar” è l’analogo giusto per comprenderne le dimensioni. La multinazionale inglese “Vedanta” che ironia della sorte  in sanscrito vuol dire “Conclusione dei “Veda”” (la letteratura sacra più antica dell'India) sta letteralmente sterminando il tesoro più ricco della popolazione. È la loro stessa vita ad essere in pericolo. Non si parla di cultura o di neocolonialismo. Qui in ballo c’è il destino di un intero pianeta e ne siamo tutti coinvolti. Se la logica del profitto e del progresso a tutti i costi (compreso quello di creare falsi bisogni e false paure) ha prodotto un sistema dove si consumano rapidamente risorse per le quali la natura impiega energie e forze che impiegano anni ed anni per generare e questo sta sensibilmente impoverendo le nostre esistenze c’è da interrogarsi tutti nessuno escluso. L’occidente sembra progressivamente schiavizzato da tutto ciò che è prodotto e pubblicizzato. Cosa si è costruito in quest’ultimo secolo se produciamo a costo di modificare la stessa perfezione della Natura? Recentemente  ho letto da qualche parte che i polli regolano il consumo di cibo basandosi sulla luce: finché ce n’è mangiano, quando è buio smettono. Ho letto inoltre che gli allevatori sfruttano tale particolarità comportamentale per farli mangiare di più, e quindi farli crescere più rapidamente, accrescendo i loro guadagni. I polli allevati in batteria stanno in una gabbia che a stento li contiene tutti.
Il dio denaro ha corrotto la stessa etica dell’uomo. Non ci accorgiamo più del tempo e abbiamo ristretto i nostri spazi. Abbiamo assunto la prospettiva del pollo in batteria. La luce catodica e la bellezza artefatta hanno camuffato una verità sostanziale ossia l’armonia essenziale tra l’uomo e la natura. Una visione cinica e malsana si è impadronita dell’immaginario collettivo ingabbiando l’uomo nel suo mondo imbellettato qua e la dai prodotti e dalla loro pubblicità. Per la ricchezza di qualcuno e l’angoscia di tutti. La sensazione di essere una specie di tubo digerente: produco merda, mangio merda, e poi alla fine sono troppo vecchio e stanco, e crepo. E questo che siamo diventati? No, credo che invece vogliamo lasciare qualcosa dietro di noi(che non sia merda), tracce significative (=con un significato) e piacevoli, memorabili, amabili, della nostra esistenza. Per quanto ancora possa durare. Dischi, canzoni, libri, foto, film, case, posti, arte, visioni, persone, sorrisi, abbracci, divertimento, amore, sesso, magic moments. La vita è tutta qui. Non lasciamo ingabbiare i nostri sogni. Lottiamo contro i soprusi. Solidarietà col popolo del Niyamgiri. Le anime delle persone non sono in vendita. Neanche per la chiesa anglicana, come rende noto il sito Ecologist, che vorrebbe ritirare per ragioni etiche le sue, controverse, quote di partecipazione alla società. "Non siamo soddisfatti di come la Vedanta si è comportata rispetto ai diritti umani delle comunità locali", ha spiegato la Chiesa anglicana in un comunicato, e pare che l'ammontare dell'investimento ritirato sia di circa 3,75 milioni di sterline. Intanto le organizzazioni umanitarie scese in campo, tra le quali anche Amnesty International, sono riuscite a mantenere alta l'attenzione. Grazie a loro e a tutti quelli che si impegnano concretamente,  il progetto della Vedanta che ha tra i suoi azionisti maggioritari il multimilionario indiano Anik Agarwal, ha ottenuto una botta d’arresto. Ma sicuramente non si fermerà. La miniera di bauxite, devasterà le foreste dalle quali i Dongria dipendono e distruggerà le vite di migliaia di altri Kondh che abitano nell’area. Noi resistiamo con loro.

http://www.survival.it/film/mine



13/02/2010 | Gaetano Napolano

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