Torture, sevizie e violazione dei diritti umani: ecco il carcere di massima sicurezza 1391
Ufficialmente non esiste. Non è indicato dalle cartine, non compare nelle foto aeree e le strade per raggiungerla sono state deviate.
L’unica notizia è che il carcere di massima sicurezza 1391 si trova al centro di Israele.
Esiste da vent’anni, ma è stato scoperto solo sei anni fa, quando un giornalista del più autorevole giornale israeliano Haaretz ne ha dato notizia. Persino l’ex Ministro di Giustizia, David Libai, ha dichiarato di esserne all’oscuro e come lui anche molti uomini politici sono rimasti sorpresi.
Eppure esiste. Lo sanno bene i pochi prigionieri che ne sono usciti vivi.
Chiunque entri nel 1391 rischia di scomparire per sempre. Torture, pestaggi, minacce di violenze sessuali e interrogatori disumani sono all’ordine del giorno.
I detenuti vivono in celle senza finestre, con il soffitto dipinto di nero e con la luce artificiale di una lampadina. L’impianto di aria condizionata mantiene la temperatura molto bassa e rumori continui non permettono di dormire. Spesso, inoltre, i carcerieri entrano di notte nelle celle e gettano prigionieri secchi di acqua gelida.
Le stanze sono grandi 2,5 x 2,5 metri, mentre quelle di isolamento sono 1,5 x 1,5 metri; solo ai personaggi più “illustri” è concessa una cella di 2,5 per 4 metri.
I servizi igienici rasentano lo zero, con un buco nel pavimento come gabinetto e con l’acqua che sgorga da una fessura della parete.
I prigionieri non possono ricevere visite, hanno diritto ad un’ora al giorno all’aria aperta e trascorrono il resto della giornata in isolamento. Al momento della consegna dei pasti, i reclusi devono mettersi un sacco in testa e alzare le mani e solo dopo che il militare è uscito dalla cella possono consumare il loro cibo.
Non sapevano dove si trovassero e quando cercavano di saperlo i secondini rispondevano “sulla luna” o “a Honolulu”.
Nessuno, tranne un nucleo ristretto di alti funzionari del governo e della sicurezza, sa quante persone siano incarcerate nell'Edificio 1391.
Si sa solo che è destinato ai detenuti politici libanesi e palestinesi. Se la custodia dei primi è gestita dal servizio segreto interno, comunque controllato, i palestinesi sono affidati al corpo speciale Unità 504, molto più autonomo e specializzato in interrogatori.
Ed è proprio a causa dei prigionieri politici palestinesi che è venuta a galla la notizia dell’esistenza del carcere.
I parenti e i famigliari dei palestinesi “scomparsi” si sono rivolti ai centri per la tutela dei diritti umani che hanno avviato le ricerche e durante un’udienza della Corte Suprema, l’avvocato dello Stato, messo sotto pressione dai giudici, ha rivelato l'esistenza di una prigione segreta in cui vengono rinchiusi i palestinesi ritenuti a conoscenza di informazioni di primaria importanza per la sicurezza di Israele.
Tuttavia, scoperto lo scandalo, non è successo nulla; la censura militare ha posto dei limiti severissimi e i mezzi d’informazione israeliani hanno fatto orecchie da mercante. L'unica ammissione ufficiale è che la 1391 "è un'installazione classificata all'interno di una base segreta dell'Esercito dove si svolgono attività segrete”.
Nessun giornalista può indagare sulla prigione, pena l’espulsione dal Paese; inoltre i cancelli della 1391 sono chiusi anche agli operatori della Croce Rossa, in violazione degli accordi internazionali.
Resta sorprendente il fatto che un carcere di massima sicurezza rimanga oscuro per oltre vent’anni in un Paese che si definisce “l’unica democrazia in Medioriente”.