Voci di donne e grida di libertà

Le vie perdute e le vie ritrovate : il ruolo delle Organizzazioni non governative intorno alla questione femminile

A dispetto del freddo pungente di queste ultime settimane, il profumo delle mimose è già nell’aria. Con esso, arriva puntuale anche la Festa della Donna. Numerose sono le iniziative organizzate l’8 marzo in alcune città italiane, per festeggiare a dovere questa ricorrenza annuale che oramai è diventata parte integrante del nostro costume. Nella Capitale, per l’occasione è stata allestita una mostra dal titolo “Le donne nell’arte”, un’iniziativa promossa dal Ministero dei Beni Culturali. Musei gratuiti, fiori, poesie, cioccolatini comunemente contribuiscono a definirne la sua cornice. Sarebbe opportuno, a questo proposito oltrepassare la crosta superficiale e convenzionale della festa, per cercare di coglierne i suoi significati più profondi. È opinione assai diffusa che parlare di festa della donna – al momento – non ha più nulla o quasi a che vedere con quel fenomeno sociale e culturale che ha segnato un’epoca: il femminismo. Quest’ ultimo ha ridimensionato notevolmente la sua portata storica di movimento di rivendicazione per i diritti civili e politici. Addirittura, si ritiene che oggi pronunciare la parola femminismo equivalga a sillabare un suono anacronistico e obsoleto. Non parleremo pertanto di femminismo, nella sua accezione letterale bensì di questione femminile. Quest’espressione include in sé non solo l’affermazione di un binomio inscindibile “Donne – Libertà”, frutto di una ricerca difficile e contrastata da quasi un millennio, ma anche un lungo dibattito su “Chi siano le donne”. Partendo da un adagio di Tehodor Fontane, il quale afferma: “Non vedo perché ci si debba sempre occupare degli uomini e delle loro battaglie; di solito la storia delle donne è molto più interessante”, non si snoccioleranno qui dati statistici, numeri e percentuali sugli atti di violenza compiuti regolarmente ai danni delle donne, bensì si porrà l’accento sul degno riconoscimento per il lavoro svolto  dalle numerose organizzazioni non governative, dalle fondazioni semiprivate che s’impegnano a dare voce a tutte le donne del mondo. Sul territorio nazionale, le associazioni no – profit sono numerose, dall’ Arcidonna che promuove le pari opportunità valorizzando lo spirito d’iniziativa, la creatività e l’identità femminili, a Telefono Rosa, centro  di ascolto  e di orientamento sui diritti delle donne, nonché strumento di sostegno per donne in difficoltà o sopravvissute alle violenza. Al di là della Convenzione delle Nazioni Unite adottata trent’anni fa, con lo scopo di eliminare qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW), si registrano numerosi sforzi in questa direzione. Un ruolo d’eccellenza ha assunto un associazione di cui poco si sa, ma che agisce efficacemente  nel tutelare i diritti delle donne. Surgir, questo è il suo nome, ha sede a Losanna. Il suo impegno si rivolge nello specifico verso donne e bambini vittime di tradizioni criminose, martiri nell’anima e nel corpo. Combatte senza tregua l’ingiustizia di costumi e tradizioni locali che le stritolano. Da voce alle donne violentate nel corpo e nell’anima, alle donne mutilate, alle donne lapidate e bruciate vive, alle donne sequestrate e costrette a vivere nell’ignoranza assoluta. S’impegna nel denunciare i crimini d’onore e i matrimoni forzati, in quei Paesi islamici in cui vige la legge degli uomini. Grazie alla Fondazione Surgir, si è potuta conoscere la storia vera e straziante di Suad, la giovane donna cisgiordana, bruciata viva per la sola colpa di essersi innamorata. Suad e tutte le altre donne che hanno avuto il coraggio di scrivere e raccontare le loro storie personali, sono il simbolo e il tramite per tutte coloro che – a prescindere dalla loro appartenenza religiosa, culturale o etnica – intendono dare voce alle loro sofferenze. Donne vittime di violenze sessuali, donne che hanno sacrificato la loro vita per mettere al mondo i loro figli, donne incomprese e maltrattate entro le mura domestiche, donne che popolano le strade delle nostre città quando cala il buio, donne che ogni giorno devono combattere con patologie gravi e incurabili. In altre parole, donne che in un modo o nell’altro rivendicano il loro diritto primario: il diritto alla vita. Testimonianze sconvolgenti raccontate e scritte, che assumo la forma di un grido di libertà, di un inno alla vita e all’amore. Auguri a tutte le donne.



06/03/2009 | Pamela Schirru

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