"Il crocifisso è una violazione della libertà" il Vaticano non ci sta!

Repliche alla sentenza della Corte europea

La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". È quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo su istanza presentata da una cittadina italiana.

Il governo italiano ha già presentato ricorso. Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, "la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione". Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e quello della Giustizia Angelino Alfano. E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana".

Anche il Vaticano commenta negativamente la sentenza della Corte europea. Parla di decisione "miope e sbagliata", di un'interferenza "pesante" che delude anche i cattolici europeisti. La posizione della Santa Sede arriva in serata, e 'rinforza' quella dei vescovi italiani. La Cei, già nel primo pomeriggio, ha parlato di una decisione che "suscita amarezza e non poche perplessità: fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica". Nella sentenza europea, i vescovi italiani vedono "ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non e' solo simbolo religioso ma anche segno culturale". Il cattolicesimo - ricordano - fa parte del "patrimonio storico del popolo italiano", come ribadito dal Concordato del 1984.  



04/11/2009 | Marianna Brescia

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