Più di quaranta feriti fra italiani e africani, coinvolti anche alcuni membri dell' 'n drangheta
Rosarno, piana di Gioia Tauro. Il profondo Sud d'Italia, da giovedì, è diventato un far west: tutto sembra essere cominciato dall'omicidio di quattro immigrati africani, quelli che vivono nelle baracche ai margini della città, in condizioni igienico-sanitarie spaventose, con 15 euro al giorno per lavorare nelle campagne calabresi spaccandosi la schiena raccogliendo arance. Le famose arance tarocco e sanguinelle, orgoglio agricolo della zona, ora sinonimo di sfruttamento.
Gli immigrati rispondono al fuoco, incendiano auto, innalzano barricate con le lamiere delle macchine distrutte.
Dall'altro lato della trincea, i bianchi, si difendono: a sprangate e colpi di pistola, feriscono quattordici neri, due gravemente. Ma non è un film, non è il west degli yankees e dei pellirossa. E' l'Italia contemporanea, con le sue problematiche d'integrazione, e l'odio razziale che ne consegue.
Fra i cecchini bianchi figurano i nomi di due pregiudicati, appartenenti ai clan Pesce e Bellocco, i "padroni" della piana. Ed è questo il punto. Nella zona c'è un vuoto dello Stato, che pure è intervenuto in difesa degli immigrati (oggi duecento immigrati hanno sgomberato l'accampamento e sono stati trasferiti, scortati dalle forze dell'ordine, nel cpa di Reggio Calabria). Gli extracomunitari coinvolti nella vicenda, quasi tutti muniti di permesso di soggiorno o di richiesta d'asilo, non sono sottoposti alla legge che gli garantirebbe condizioni lavorative e di vita più dignitose: le cosche dell''ndrangheta li considerano una loro proprietà,sottoposta alla legge mafiosa, insieme ai terreni, ai gestori degli esercizi commerciali tenuti sotto scacco con il pizzo, alle speculazioni edilizie e al traffico di droga.
Lo sfruttamento del lavoro degli immigrati è ne più ne meno un business mafioso come lo è il traffico di stupefacenti.
Ma loro, i "neri", non ci stanno. Roberto Saviano, commentando la vicenda, ha sottolineato come gli africani abbiano più coraggio contro i clan dei cittadini italiani. Precedentemente si erano rivoltati a Villa Literno nel 1989 e a Castelvolturno nel 2008, dove Miriam Makeba gli dedicò il suo ultimo concerto.
Secondo Saviano "non vanno criminalizzati, ma scelti come alleati contro l'illegalità".
E la società civile? E' impaurita, e deve scegliere da che parte stare. E sceglie la parte più forte.
Lo fa chi è salito sulle barricate al grido di " figli di puttana con la pelle scura" e chi abbraccia l'odio per il diverso.
E' la violenza che non uccide solo vite umane, da una parte e dall'altra della "trincea", ma anche il dialogo.
Sono 20000 gli stagionali impiegati nell'agricoltura in Calabria, cifre simili si riscontrano nelle altre regioni del Meridione.
I cittadini di Rosarno vorrebbero l’espulsione di tutti gli africani. Dicono di averli trattati come fratelli, di avergli dato da mangiare e un lavoro e ora come ringraziamento si vedono minacciati. La violenza però c’è stata anche da parte africana e non va giustificata in nessun modo.
Ma per risolvere il problema, per evitare altre guerre civili, bisogna aprire gli occhi e prendere coscienza del fatto che cittadini italiani sono vittime quanto e come gli africani, ma non degli africani. Sono vittime di un potere molto più forte di quello della rabbia e della disperazione a cui è stato dato sfogo a Rosarno.