Alla fine gli errori commessi si pagano sempre. Dopo quindici anni di commissariamento e 3 miliardi di euro spesi in un pozzo senza fondo chiamato emergenza rifiuti, la Corte di Giustizia dell'UE ha condannato l'Italia per il caso Campania. La colpa è quella di non aver adottato tutti gli strumenti necessari per far fronte al problema dello smaltimento nella regione. Della Terra Felix decantata prima da Virgilio e poi da Leopardi è rimasto davvero ben poco. All'ombra del Vesuvio la terra brucia, emana vapori tossici e occulta sotto di se rifiuti di ogni genere.
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“Il nostro Paese continua a perseguire la rotta sbagliata" ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia. “La cartina tornasole e' data dalla mancanza di un Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, come prevede la stessa UE e la folle intenzione di sviluppare un piano nazionale degli inceneritori – ha continuato Leoni - Se non affronteremo seriamente il tema della prevenzione e del recupero materia dai rifiuti, nel giro di pochi anni ci troveremo di fronte ad emergenze ben piu' complesse e a numerose altre condanne. Per evitare tutto cio' occorre agire subito partendo dal livello nazionale a sostenere la separazione spinta dei rifiuti, incentivi a chi recupera materia, ma soprattutto cominciare a evitare di produrre rifiuti premiando i comportamenti virtuosi delle imprese e dei consumatori, invece di scoraggiarli”.
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Ma non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. In Campania ci sono anche 150 comuni virtuosi che hanno saputo affrontare la questione rifiuti in modo intelligente, attivando la raccolta differenziata e raggiungendo gli obiettivi previsti dalla legge. Come Salerno, per esempio, l'unico capoluogo della regione che è riuscito ad attivare la raccolta differenziata porta a porta in tutta la città .
“Il problema dei rifiuti in Campania, che sta costando il blocco di 500 milioni di euro destinati alla regione dall’Ue, non era quindi irrisolvibile - ha sottolineato il presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo -. Al contrario, la replica delle buone pratiche portate avanti in solitudine da questi Comuni virtuosi avrebbero potuto rappresentare la soluzione più concreta e positiva, mentre proprio questi, sono stati penalizzati dall’assenza degli impianti di compostaggio in loco”.