Google, il colosso di internet, minaccia di chiudere le sue operazioni in Cina, dopo l’attacco sofisticato subito ieri e prontamente denunciato.
Hacker cinesi, che si sospetta lavorino per la censura di Stato, hanno violato le e-mail di alcuni attivisti per i diritti umani, oltre che di grandi imprese occidentali.
Google non ha esplicitamente accusato il governo cinese di essere il regista di questa violazione. Tuttavia la reazione del gruppo californiano non lascia dubbi: Google ha deciso che non filtrerà più le informazioni sul suo sito cinese. Interromperà cioè quella politica di cooperazione con le autorità della Repubblica Popolare che in passato era stata oggetto di polemiche negli Stati Uniti, secondo cui Google avrebbe praticato un "collaborazionismo" con la censura di regime, pur di avere accesso al mercato online più grande del mondo.
Per essere autorizzato a operare sul mercato cinese, Google aveva installato dei software che automaticamente evitano l'accesso a siti o a termini che sono tabù per la propaganda di regime. Un prezzo pesante da pagare, in cambio della possibilità di contatto con 300 milioni di utenti Internet: il pubblico online cinese ha ormai superato quello degli Stati Uniti. Ma ora, di fronte a quest’attacco, Google sembra avere valutato che il prezzo d'immagine da pagare verso l'opinione pubblica americana rischia di essere troppo elevato.