Informazione, No al Guinzaglio
In 300 mila sabato 3 ottobre in Piazza del Popolo a Roma per ribadire che la stampa non deve essere soggetta ad alcun tipo di censura. Una folla composta da molti giovani, forse aspiranti giornalisti, o forse solo consci di quanto sia a rischio questo mestiere oggi.
L’iniziativa è partita dalla Federazione nazionale della stampa che ha usato il diritto di sapere e di essere informati come slogan della manifestazione. Diversi i sindacati e comitati di redazione che hanno aderito tra cui ovviamente Repubblica, L'unità, Annozero, Report, La Stampa e a tutti coloro che da tempo sono nel mirino dell'esecutivo, ma non solo, aderisce anche il cdr Mediaset e la stampa cattolica.
In parallelo un corteo dei precari della scuola ha raggiunto Piazza del Popolo alle 15 affollandola così di palloni rossi CGIL e striscioni contro i licenziamenti.
Andrea Vianello, di Mi manda Raitre, ha condotto l’evento che aveva come obiettivo non presentarsi come spettacolo ma come manifestazione di sdegno da parte degli addetti ai lavori della carta stampata e televisione italiana.
Ad iniziare il dibattito è stato Roberto Natale, presidente della FNSI, che ha ribadito quanto sia urgente il problema del pluralismo di informazione in Italia introducendo quello che è il punto fermo del giornalismo: l’articolo 21 della Costituzione Italiana, che sancisce la libertà di espressione di qualunque individuo e l’obbligo di non censura per la stampa.
Subito dopo è arrivato il vero cardine della manifestazione, Roberto Saviano. Gli applausi per lui sono degni di una rock star, è quasi imbarazzato, la folla non smette di acclamarlo. Inizia dicendo che non è più abituato a stare sotto il sole così, con tante persone davanti. Il suo breve monologo ricorda ogni giornalista scomparso per la libertà di stampa, da Ilaria Alpi allo stesso Enzo Biagi.
Così come già fece Gramsci anche Saviano mette in guardia dagli indifferenti. Sono coloro che veramente devono fare paura. Afferma che verità e potere non coincidono mai. "La mafie - ha concluso Saviano - ci hanno tolto l'uso di un termine fondamentale, l'onore: oggi, trovandoci quì, abbiamo dimostrato che il paese tiene al suo onore".
E’ dura riprendere il dibattito dopo le parole di Saviano, che nella sua saggezza dimostra almeno il doppio degli anni che porta.
Il pomeriggio avanti con Neri Marcorè in una veste seriosa e intramezzi musicali di Marina Rei e , tra gli altri, un interessante Simone Cristicchi con una canzone censurata contro il G8 di Genova.
La piazza è piena di giornali, cartelloni, bandierine, c’è chi si improvvisa un naso di carta lungo come quello di pinocchio e chi si è imbavagliato la bocca.
Ovunque copie di Repubblica e L’Unità, talmente tante che finiscono per diventare utili per sedersi per terra e non sporcarsi. Come diceva una volta un professore, i giornali a mezzogiorno sono già utili solo per incartare il pesce. Quanto vale la carta stampata? Che valore porta con sé se ogni giorno si rinizia da capo dalla prima all’ultima pagina?
E quanta forza hanno le parole?
Saviano dice che la potenza non sta in chi scrive, me nei milioni di persone che leggono.
Forse questa piazza ne è una testimonianza, forse non tutti accendono la televisione solo per guardare i reality o leggere gossip .