Pacchetto Telecom: no del Parlamento Europeo agli emendamenti voluti dal Consiglio

Strasburgo non cede sul pacchetto Telecom, la sua approvazione è rimandata a dopo le elezioni di Giugno

In un paese in cui il 70% delle nuove leggi introdotte sono attuazioni di direttive europee, il disinteresse dei cittadini italiani per il Parlamento Europeo appare allarmante.
Proprio in questi giorni è passato al vaglio dei nostri eurodeputati un insieme di norme volto a regolamentare l'informazione on line e l'accesso alla rete, il cosiddetto “Pacchetto Telecom”. Si tratta di un argomento estremamente delicato, in una società in cui i mass media tradizionali stanno venendo soppiantati da blogs, social networks e siti internet.
La storia di questo pacchetto  inizia nel novembre 2007 quando la Commissione Europea avanza una serie di proposte con l'obbiettivo formale di “tutelare i diritti e la privacy degli utilizzatori della rete”. Le norme proposte, fortemente garanti della libertà della rete, vengono approvate in prima battuta dal Parlamento nel settembre 2008, ma sono subito messe in discussione dal Consiglio Europeo, l'organo di rappresentanza dei governi membri. Il disaccordo si è verificato principalmente su due aspetti della regolamentazione. Laddove il testo originale prevedeva la “neutralità della rete”, ovvero il diritto di accesso a internet per ogni cittadino, e il divieto di “censure preventive” da parte di organizzazioni diverse dall'autorità giudiziaria, il Consiglio Europeo si è dichiarato contrario.
Per districare questa situazione si sono istituite alcune commissioni cosiddette “di conciliazione” tra i due organi europei. Gli emendamenti che ne sono risultati hanno però stravolto e indebolito le intenzioni originali del pacchetto, tanto che, tramite il voto del 6 maggio scorso, il Parlamento Europeo li ha respinti con una larga maggioranza.
Ora il “Telecom package” è tornato alle commissioni di conciliazione in attesa delle prossime elezioni europee. Se si determinasse una maggioranza diversa da quella attuale, le richieste del Consiglio potrebbero trovare accoglimento, mentre in caso contrario le possibilità di approvazione del pacchetto aumenterebbero sensibilmente.
Indipendentemente da quale sarà l'esito delle elezioni, da questa vicenda è emersa la volontà degli esecutivi europei di applicare regole più severe alla rete. Il motivo per cui non si procede alla loro introduzione attraverso leggi ordinarie va ricercato nella possibile reazione dei cittadini comunitari. Se i governi riuscissero a far introdurre i loro provvedimenti come attuazione di direttive europee, il contraccolpo in termini di consenso sarebbe sicuramente più contenuto. Al contrario, una presa di posizione diretta contro la libertà di espressione su internet, provocherebbe una reazione molto forte dell'opinione pubblica.



23/05/2009 | Marco Corradino

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