Genere teatrale e pratica controculturale: il Burlesque negli anni Duemila
Le sue tracce sono ormai ovunque: sulle pagine patinate delle riviste, nelle pubblicità, in televisione..Ma che cos’è questo Burlesque? Quest’arte teatrale ha un’origine molto antica, che parte addirittura dal 1800. Già allora, il Burlesque era nato come spettacolo ironico sul mondo aristocratico e dei ricchi industriali, di cui si faceva una parodia per divertire le classi meno abbienti. Lo spettacolo aveva una trama comica, anche se di poco spessore, con canzoni e balletti a cui poi si aggiunse la presenza di ragazze dagli abiti succinti, che per quell’epoca equivalgono a quelli di un castissimo programma tv di oggi.
Ovviamente la presenza di donne poco vestite fece scandalo, anche se ciò contribuì a creare i primi successi a Broadway, creando un seguito da capogiro e abituando il pubblico a questo genere di teatro. Il successo, condito con attacchi della stampa che non fece che attirare di più l’attenzione sul fenomeno, durò fino agli anni ’20 quando la moda passò. I teatri del Burlesque per non chiudere si tramutarono così in locali da streaptease con relative difficoltà. I proprietari dei locali inventarono escamotages per non incappare in problemi con la legge, in quanto lo spogliarello poteva diventare una querela per corruzione della morale pubblica ai danni dell’artista, dell’impresario e dello stesso proprietario del teatro. Le ballerine iniziarono così a usare tanga (G-stringes) e copri-capezzoli (pasties) per spogliarsi il più possibile in modo da attirare il pubblico maschile (che oramai era la maggiorparte) e non incappare in denuncie.
Il Burlesque sembra quindi un genere morto e sepolto, e allora perché ne parliamo ancor oggi nel 2009?
Chi è interessato al corpo femminile nel senso più estetico e decorativo del termine non ha certo che l’imbarazzo della scelta oggi giorno. A volte basta semplicemente guardare un quiz in televisione, andare in un night club, o accendere il computer. Niente è più accessibile del porno, non si deve nemmeno più affrontare lo sguardo dell’edicolante.
Di fronte a questa liberalizzazione dell’industria del sesso, torna invece un interesse particolare per forme di erotismo certamente più velate e , se si vuole, più raffinate.
Il Neo-Burlesque trova negli anni Novanta la stima e l’interesse che ha perso nella prima metà del secolo scorso, con un nuovo pubblico non formato solo da uomini, e interessato alla cultura Vintage in generale. Insomma, non siamo davanti ad un revival che sa di naftalina ma di un vero e proprio nuovo modo di approcciarsi all’erotismo e al corpo femminile.
Dita Von Teese ne è l’emblema, considerata una delle donne più belle del mondo, famosa prima di tutto per essere stata sposata con il controverso cantante Marilyn Manson.
E, ovviamente con il dovuto ritardo, anche in Italia è nato un interesse a questa pratica di spettacolo, consolidandolo tramite la diffusione sul web. A più di un decennio dalla riscoperta si può dire che il Neo-Burlesque non è più una sbiadita copia del passato, ma un vero e proprio genere a sé in cui le stripteaser aggiungono tocchi di novità, basate sulle affinità con le controculture come il rockabilly, il punk e il gothic, facendo di tutto ciò un vero e proprio fenomeno d’avanguardia. A diventare fulcro di questa pratica contemporanea è la caratteristica ironica, soprattutto incentrata su sé stesso, non si fa più satira sociale come alle origine, ma la comicità è quasi esclusivamente autoreferenziale.
Le donne non dominano più solo sul palco, ma anche dietro le quinte. La figura dell’impresario è praticamente scomparsa, e i nuovi gruppi di performer si gestiscono e pubblicizzano da sé, spesso utilizzando il web come piattaforma di diffusione. Un esempio nostrano è costituito dal sito internet www.sickgirl.it, community di ragazze ‘alternative’ che hanno fatto del Burlesque una pratica contro culturale ma di massa, diffondendolo in giro per l’Italia.