Uno studio recente ha rivelato che nell'ampolla c'è sangue umano
"Fede, superstizione, mistero": cosa si nasconde dietro il miracolo di San Gennaro? Una lunga querelle fra fede e scienza si è accesa, da secoli, su questo prodigioso evento che tanta ammirazione suscita nei suoi fedeli. Un mistero ancora sconosciuto all'uomo, quello della liquefazione del sangue del santo, ma che continua a suscitare, ancora oggi, una grande venerazione da parte del popolo napoletano. La leggenda narra che nel 305, anno della martirizzazione del santo, la sua nutrice raccolse in due ampolle il sangue di San Gennaro e consegnò la preziosa reliquia al vescovo di Napoli. Dieci anni più tardi, nel 315, il sangue si liquefece per la prima volta. Oggi è conservato nel Duomo di Napoli assieme al busto aureo ed argenteo del Santo e al suo cranio.
Durante il momento della liquefazione la chiesa si presenta gremita di fedeli che cominciano a pregare fervidamente e ad invocarlo. Il miracolo si ripete tre volte l'anno: il primo sabato di maggio, quando ricorre l'anniversario della traslazione delle ossa nella cattedrale, il 19 settembre anniversario della morte del Santo e giorno della sua festa e il 16 dicembre anniversario della terribile eruzione del Vesuvio del 1631. Si racconta che proprio durante quei momenti il popolo si rivolse a San Gennaro affinchè intervenisse per la salvezza della città dall'incombente minaccia. Inoltre il rito di maggio prevede la "processione delle statue", durante la quale un corteo di busti, quello di San Gennaro e dei Santi Compatroni percorre alcune strade della città partendo dal Duomo fino ad arrivare alla chiesa di Santa Chiara. La liquefazione del sangue ha un valore simbolico per il popolo napoletano: se avviene senza indugi è da considerarsi di buon auspicio per la città, in caso contrario, il suo mancato scioglimento viene interpretato come segno sfavorevole. Studiosi, scienziati, ricercatori, da anni ormai, cercano di approfondire i loro studi per dare una spiegazione scientifica a questo straordinario fenomeno.
Di pochi giorni fa è la notizia che dall'esame della sostanza contenuta in una seconda reliquia proveniente dall'Eremo dei Camaldoli, si è scoperto che si tratta di sangue umano che passa dallo stato solido a quelo liquido. Lo ha dimostrato una ricerca del dipartimento di Biologia Molecolare dell'Università FedericoII di Napoli, guidatodal professor Giuseppe Geraci. Lo studio è durato 4 anni ed è stato condotto su una reliquia ritrovata 10 anni fa all'Eremo dei Camaldoli, del tutto simile a quella di San Gennaro. Non potendo analizzare l'originale onde evitarne il danneggiamento. Nel corso dei 4 anni l'ampolla con il suo contenuto è stata pesata per valutare le variazioni e si è notato che il peso restava immutato.
"Poi abbiamo potuto aprire l'ampolla e - sostiene il professor Geraci - durante l'operazione abbiamo verificato un elemento che ci ha convinto che all'interno ci fosse sangue. Il sangue umano, in particolari condizioni, sprigiona una sostanza che, di fatto, è vero e proprio mastice naturale. Il tappo, così come quello dell'ampolla di San Gennaro, era praticamente incollato al vetro. Da ciò si può dedurre, dunque, che nell'ampolla dei Camaldoli c'era sangue umano. Ma l'evento particolare si è verificato al momento dell'apertura quando si è sprigionato un odore tremendo di morte per tutto il dipartimento - continua nel suo racconto il professor Geraci - poi il liquido rossastro si è coagulato in una gelatina. Test con movimento e sostanze naturali hanno poi riportato il sangue da solido a liquido. Ho ripetuto il test con il mio sangue ottenendo gli stessi risultati. Dunque, quello contenuto nella teca è sangue umano, ma non sono ancora chiare le motivazioni di questi cambiamenti di stato".
Il professore e il suo staff continueranno nei loro studi anche se il professor Geraci è convinto che il vero miracolo sia la fede. Immenso, infatti, è l'affetto dei napoletani per il loro patrono e per la sua reliquia.