Carri allestiti tra passato recente, satira, presente e futuro prossimo
È ancora Carnevale. Il suo spirito si rinnova ogni anno con la forza irriverente che lo contraddistingue. Grandi e bambini armati di immaginazione e inventiva hanno animato le maschere e i carri satirico allegorici a Viareggio nel Carnevale più importante d’Italia.
Un vero e proprio patrimonio che da generazioni viene tramandato da padre in figlio, rinnovandosi costantemente eppure lasciando intatta la voglia di allegria e burla.
Nonostante i tempi duri che stiamo attraversando, il Carnevale a Viareggio, in ogni sua manifestazione, è un tributo alla libertà, allo sberleffo collettivo, poiché si sa a Carnevale ogni scherzo vale.
Lo sanno bene i maestri carristi di Viareggio che non smentiscono la loro vena satirica prendendosi gioco delle figure politiche come nel Carro (armato) “Padroni a casa nostra! Soluzione finale” di Lebigre e Roger in cui le facce di cartapesta dei politici leghisti ruotano sulla grande macchina da guerra con tanto di cannoni che sparano coriandoli. Al centro della struttura non poteva che esserci lui, Silvio Berlusconi che campeggia orwelliano al centro di una televisione come un grande burattinaio.
Nel Carro ”Silvio mani di forbici” c’è poi una esplicita ironia sul presidente e le sue lunghe mani che tagliano soldi da importanti capitoli di spesa nell’ Italia che giace sotto le sue "non benevoli" mani.
Fa riflettere anche l’opera di Franco Malfatti “Macchinarium” che prende a prestito un tema dall’immaginario collettivo cinematografico che va da “Tempi moderni” di Chaplin a “Metropolis” di Fritz Lang. A dominare l’allegoria dell’uomo-macchina in cui l’essenza umana si perde negli ingranaggi pervasivi delle macchine riformulandone l’identità.
Futurismo apocalittico nel Carrozzone di Alessandro Avanzini con “Alfabeto apocalittico”. Diavoli stilizzati e vorticosi che attorniano l’Italia capovolta. Domina una figura di uomo alato rinchiusa nel suo nido. Parlando di futuro a Viareggio non potevano mancare gli spunti ambientalisti.
In “Una sola madre la terra”, Roberto Vannucci sfida l’altezza costruendo due enormi cigni danzanti di colore diverso. La vita è il frutto della natura sembrano gridare gli innocenti bambini colorati che giacciono nei fiori durante la parata di questo Carro antirazzista-ambientalista.
I colori sono un leit motiv dell’intero evento viareggino ma nell’opera “Metti in moto l’allegria” c’è proprio un elogio. Espressione dell’animo allegro, il colore dà significato alle facce di pagliacci che escono da silos meccanici.
Il Carnevale assume poi toni autoreferenziali in “ Paesaggio...la città del Carnevale” di Alfredo Ricci dove i monumenti cittadini si muovono in una danza per il Carnevale e nel Carro “Viareggio nel cuore” di Fabrizio Galli necessario per ricordare le vittime della stazione cittadina nel giugno 2009.
Il curatore di questo carro intende manifestare lo spirito solare e romantico dei suoi cittadini, che guardano avanti portando la città sempre nel cuore.
Al di fuori dei sopracitati filoni si colloca l’opera di altri Maestri.
Verlanti e i F.lli Bonetti con “La Danza del Drago” sottolineano la coincidenza tra il Carnevale e il Capodanno cinese.
Avvicinando culture lontane, questo carro pesca nella storia del teatro di Pechino le maschere tradizionali che si parano intorno al grande drago rosso dalle movenze quasi del tutto naturali.
Infine l’opera di Gionata Francesconi “Thriller party”: tributo a Michel Jackson, scomparso ancora misteriosamente, ma vivo nei corpi dei fan figuranti che animano quest’ultimo Carrozzone.