Cile: dispersi, sfollati e saccheggiatori post - terremoto

711 le vittime accertate. 200 campeggiatori scomparsi. Attivata la macchina degli aiuti internazionali

Oltre 700 morti. Questo è il tragico bilancio delle vittime del terremoto che due giorni fa ha sconvolto il Cile. Un bilancio ancora provvisorio, destinato a crescere con il passare delle ore e dei giorni. Intanto si continua a scavare sotto le macerie dei palazzi accartocciati su sé stessi o abbattuti dalla furia del sisma. Le strade della città sud americana, rese impraticabili dalle voragini e dalle fratture sul terreno provocate dalle potenti scosse sismiche, appaiono ora ancora più spettrali. Automobili divelte giacciono sull’asfalto, schiacciate da tonnellate di cemento armato di ciò che, fino a due giorni fa, era un ponte, un cavalcavia o un’autostrada. I soccorritori continuano ad arrivare nei centri urbani maggiormente colpiti dal sisma, per tentar di salvare le persone ancora intrappolate sotto le macerie delle proprie abitazioni. Centinaia i dispersi e due milioni gli sfollati. Si tratta di cifre provvisorie, ma che rendono con chiarezza la portata del tragico fenomeno naturale. Interi agglomerati urbani sono stati distrutti dalla furia del sisma. La città più colpita è Concepcion, a sud della capitale Santiago (anch’essa pesantemente colpita), dislocata a un centinaio di km dall’epicentro del sisma. Da circa due giorni, la città è isolata. Manca l’acqua, a causa degli acquedotti resi fuori uso, e sono saltati i collegamenti telefonici ed elettrici. La popolazione del luogo inizia a sentire il peso della distruzione. In queste ore, sono già numerose le segnalazioni circa atti di sciaccallaggio compiuti all’interno dei supermercati distrutti e abbandonati al loro destino. Gli sfollati tentano di sopravvivere rubando generi di prima necessità dagli scaffali dei negozi. I più fortunati riescono a sottrarre anche elettrodomestici o altri oggetti più o meno utili. È la legge della sopravvivenza che lo impone. Riempiono i loro sacchi di cibi in scatola, di provviste alimentari e di ciò che riescono a trovare riverso per terra. Oltre alla distruzione, il governo cileno deve anche provvedere ad attenuare la disperazione. Ecco perché contro i cosiddetti “sciacalli” ha già previsto lo schieramento di circa 10.000 soldati per le strade, affinché riportino la calma e la tranquillità seppur apparente. Se poi al terremoto si aggiunge il maremoto, allora la situazione diventa ancora più complessa. Onde alte 10 metri i si sono abbattute sui villaggi a ridosso della fascia costiera occidentale cilena. A due giorni di distanza dalla catastrofe, non si hanno più notizie di 200 campeggiatori dislocati nei campeggi di Iloca e Curanife. Qui si trovano le spiagge per i cileni che non hanno grandi disponibilità economiche. Per molti di loro era l’ultimo fine settimana di vacanze estive, prima del rientro alla vita lavorativa di sempre. Invece, la spiaggia dei poveri è stata cancellata in pochi istanti dalla furia del mare che ha portato via con sé centinaia di persone.

La macchina degli aiuti internazionali è già stata attivata. Il Giappone ha promesso lo stanziamento di circa tre milioni di dollari per la popolazione colpita dal sisma. Ad annunciarlo il segretario dell’esecutivo nipponico, Hirofumi Hirano, il quale ha aggiunto che Tokio si impegnerà a fornire al paese sud americano attrezzature come purificatori per l’acqua e generatori di corrente elettrica, per un valore complessivo di 30 milioni di yen (pari a 250.000 euro). Anche l'Unione Europea si è attivata in queste ore per inviare gli aiuti e i finanziamenti al Cile. Previsto lo stanziamento di un fondo di 3 milioni di euro, gestito da Echo, il dipartimento della Commissione Ue che si occupa in modo specifico degli aiuti umanitari. Lo ha annunciato il commissario agli aiuti umanitari della Ue Kristalina Georgieva.



01/03/2010 | Pamela Schirru

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