Il Festival compie sessantÂ’anni, tra canzoni eÂ… scandali
Mi ricordo di quando, poco più che bambino, aspettavo Sanremo, quasi fosse un altro Natale.
Erano gli anni ‘80 e già il Festival della Canzone Italiana era cambiato già molto, rispetto a quello che mi raccontava mia nonna; tuttavia si poteva ancora percepire un’aria di festa che accompagnava quelle serate, accomunando un po’ tutti, pubblico ed artisti, ospiti illustri e addetti ai lavori, giornalisti e orchestrali.
Era evidente (almeno per il sottoscritto) che anche l’esibizione più trasgressiva, non solo non era per nulla nociva alla manifestazione che l’aveva ospitata, ma diventava addirittura funzionale ad essa.
Mi rivolgo per un istante a quanti oggi abbiano dai 35 anni in su.
Vi ricordate Vasco Rossi che se ne andò senza concludere la sua esibizione, con la base che continuava ed il pubblico che, non sapendo che fare, applaudiva il palcoscenico dell’Ariston vuoto?
E la Bertè col pancione finto (prima serata) o con l’abito da sposa “nera” (terza serata), che cantava “Re”, in mezzo a ballerine in abiti succinti?
Come ci si può a dimenticare dello sguardo ammiccante di Renzo Arbore, mentre cantava “Il clarinetto”?
Scandali piccoli e meno piccoli, che col passare degli anni sono diventati niente di più che degli innocui aneddoti; ma che sul momento hanno reso il Festival di Sanremo un importante evento di costume, anziché una fredda parata di canzoni.
Scandali che hanno aiutato il Festival a raggiungere il traguardo importante dei sessant‘anni, sopravvissuto al riparo delle mode e delle tendenze, come è accaduto a pochissime altre manifestazioni artistiche.
Quest’anno, a differenza delle ultime edizioni, ho voluto tornare anch’io davanti al teleschermo a seguire il Festival, e devo ammettere anche con un certo gusto, visto il livello discreto delle canzoni proposte.
Mi sono lasciato sfiorare dalla sensualità discreta di Malika Ayane; ho riso e riflettuto sulle rime di Simone Cristicchi; ho provato ad immaginare le note del brano proposto da Irene Grandi sulle labbra di Francesco e Rachele (i Baustelle, nda); per poi ritrovarmi a fischiettare sotto la doccia l’allegro motivetto di Arisa.
Solo una cosa non mi è piaciuta: il Maestro Sabiu che in conclusione di serata si fa consegnare il violino da uno dei musicisti dell’orchestra per poi fracassarlo al suolo.
Forse starò invecchiando precocemente… forse ho perduto quello spirito punk che animava le mie “scorribande” giovanili… tuttavia quel gesto, io, non l’ho proprio capito!
Riferimenti Web
http://www.sanremo.rai.it/
http://www.comunedisanremo.it/