Italia: "E' tempo di sanzioni". Usa: "La paziena ha i suoi limiti. Inaspriremo le sanzioni". La comunità internazionale reagisce alle provocazioni.
Il tentato assalto di ieri all’ambasciata italiana a Teheran, fallito sul nascere grazie all’intervento di un cospicuo numero di poliziotti iraniani che hanno protetto la sede di rappresentanza dal lancio di uova, pomodori e pietre, ha inferto un duro colpo alla diplomazia internazionale. Le immagini trasmesse dalle tv di tutto il mondo parlano chiaro: le centinaia di persone, in realtà miliziani sotto mentite spoglie di civili, che ieri pomeriggio hanno accerchiato la sede di rappresentanza diplomatica italiana, urlando slogan contro il governo e il capo del governo Silvio Berlusconi, simboleggiano per molti versi la fine di qualsiasi tentativo di dialogo con l’Iran. Già da qualche settimana la comunità internazionale ha puntato i piedi contro il governo degli ayatollah per quanto riguarda il suo programma nucleare e la conferma del governo iraniano (giunta ieri attraverso i canali della Tv di Stato) di voler proseguire sulla strada dell’arricchimento dell’uranio al 20%. Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa e Italia non ci stanno; hanno minacciato sanzioni future fin dalla prima ora. Ma quel “futuro” che sembrava tanto lontano sembra essere arrivato: l’Italia si è schierata in prima fila a favore delle sanzioni contro l’Iran, dopo lo smacco subito ieri. Con il supporto degli Stati Uniti, il governo italiano ha ottenuto l’autorizzazione di mettere a punto la sua contromossa: dapprima, agirà sui tre membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Turchia, Libano e Brasile, considerati vicini alle posizioni iraniane. Il 18 febbraio prossimo, il premier Berlusconi volerà alla volta del Brasile per incontrare il suo collega brasiliano Lula. All’ordine del giorno la questione iraniana con la richiesta rivolta al governo brasiliano di appoggiare le sanzioni contro il nucleare.
La comunità internazionale ha condannato l’incursione compiuta ieri contro la sede diplomatica italiana. Atteggiamenti giudicati intolleranti e provocatori. E oggi, il Ministro degli Esteri Franco Frattini a margine di un convegno a Roma, ha rincarato la dose annunciando:“credo sia tempo di sanzioni”. Se l’Iran non tornerà a sedersi intorno al tavolo dei negoziati e continuerà imperterrita sulla strada dell’arricchimento dell’uranio, allora l’unico mezzo a disposizione per bloccare e ostacolare i suoi obiettivi ritenuti “pericolosi per il resto del mondo”, è la sanzione.
Gli Usa e i paesi alleati non hanno più la pazienza di tollerare le malefatte del governo iraniano. Martedì scorso, il presidente Barack Obama è sceso in campo e durante una conferenza stampa alla Casa Bianca ha annunciato: “inaspriremo le sanzioni contro Teheran, se il governo non abbandona il suo programma nucleare”. La risposta della comunità internazionale alla prepotenza iraniana sarà pronta tra qualche settimana. Spetterà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite concretizzarla.