Dalla regola delle 5 W alla regola delle 5 S
Chi fa il mestiere di giornalista “ha un dovere sociale” e “l’informazione e’ un patrimonio sociale al quale tutti noi dovremmo dare un contributo affinché si avvicini all’eccellenza”.
Poche professioni sono sottoposte quanto quella del giornalista alle pressioni e alle aspettative del mondo circostante. Ci si aspetta che sia esperto, consulente finanziario, ideologico e spirituale; avvocato, mediatore, comunicatore, pubblicitario, insegnante, detective, delatore, poliziotto, giudice. Provocatore e pacificatore allo stesso tempo, capace di dichiarare guerra ai vecchi errori e contemporaneamente contribuire alla costruzione di nuove fondamenta di pace. Un compito ingrato, ma esaltante...
Quindi mestiere duro ma allo stesso tempo affascinante e di sicuro pubblico servizio. Immagginate un mondo senza giornalisti, si farebbe un salto in dietro nel tempo di circa 500 anni anzi forse 2000.
Gli acta diurna (cioè “decisioni del giorno”), affissi nel Foro romano e in altri luoghi pubblici a partire dal 59 avanti Cristo. Secondo lo storico Svetonio non rivestivano il carattere di veri atti ufficiali, ma informavano la gente sui grandi avvenimenti politici e privati, l’emanazione di nuove leggi e così via. Giornali vocali. Nel Medio Evo, dato che pochissimi sapevano leggere, la circolazione delle informazioni era affidata soprattutto ai banditori, incaricati di gridare agli angoli delle strade il testo di particolari ordinamenti, e soltanto l’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte del tedesco Johann Gutenberg (1450) porterà alla nascita di notiziari, fogli economici e avvisi senza alcuna periodicità, ma stampati ogni volta che si voleva far conoscere qualche notizia importante. Il primo quotidiano impostato in modo relativamente moderno è nato a Lipsia il primo luglio 1650: era pubblicato da Timotheus Ritzsch e si chiamava Leipziger Zeitung.
A mio avviso il giornaista deve essere più che un pittore, un fotografo infatti non deve cercare di infuenzare le persone con le proprie idee, pregiudizi ed emozioni ma riportare la realtà come fa una fotografia. Dovrà essere il lettore o chi ascolta la notizia, una volta acquisiti i fatti, elaborare una propria idea e giudicare l'accaduto.
Anche per questa categoria ci sono delle regole di un vademecum spesso in parte dimenticato. Una volta tra le principali regole c'era quella delle cinque W. Oggi c’e’ anche quella delle cinque S: sport, spettacolo, ma anche soldi, sesso e sangue. Tale regola permette di avere un maggiore audience, più vendite o maggiori click sull'articolo.
Perchè al lettore piacciono tanto queste 5 S? Per alcune di queste S le ragioni sono semplicemente comprensibili, ciò che invece incuriosisce sono tutte quelle notizie che trattano di gossip cioè pettegolezzi.
Da un punto di vista antropologico la spiegazione potrebbe essere quella che già i nostri antenati raccontavano informazioni, anche indiscrete, sui loro vicini. A quei tempi aveva una funzione molto più importante e utile infatti gli argomenti dell'epoca erano la poca abilità nel cacciare o chi rubava da mangiare e cosi via. Da ciò si può dedurre che siamo evolutivamente portati a fare gossip. Oggi la funzione sociale di spettegolare ha perso in gran parte questo scopo lasciando posto a una visione più psicologica.
Si sparla del prossimo screditandone la credibilità, è per tante persone un modo per acquisire maggiore autostima e più fiducia in se stessi. E’ divertente. In genere, è la motivazione più solida: nella maggior parte dei casi, il gossip è un appuntamento mondano, perfetto per accompagnare le portate di una cena.
Fa rilassare. Parlare dei panni sporchi altrui può avere effetti distensivi, perché è un modo per non pensare ai propri problemi. E’ una valvola di sfogo. Una serata passata a spettegolare può essere un buon metodo per scaricare le tensioni.
Spettegolare in ufficio è un’abitudine diffusissima, che ha una sua funzione sociale e solleva dallo stress, aiutando anche a sembrare più forti ed è praticata sia dai maschi che dalle femmine ma in maniera diversa. E’ stato dimostrato che il pettegolezzo da ufficio contiene una certa dose di bugie, informazioni scorrette e spesso di pura fantasia. Infatti, il piacere di spettegolare non è relativo alla veridicità dell’informazione data ma alla capacità di catturare il proprio interlocutore. Il passaparola, poi, riduce o accentua l’informazione, la deforma e la snatura e ha un suo lato divertente, poiché allevia le tensioni e lo stress del lavoro, ma aiuta anche a liberarsi da emozioni negative, senso di inferiorità e aggressività. In questo senso può anche far bene. Infatti, il pettegolezzo, aiuta a sentirsi parte di un gruppo e per questo serve a sentirsi più forti e accettati, ma in questo senso, è importantissimo riuscire a riconoscere un semplice pettegolezzo dalla calunnia vera e propria che può portare ad un pericoloso e nocivo circolo vizioso da cui poi è difficile uscire e anzi, si rischia di restare isolati e invisi ai colleghi proprio per questo. In ogni caso, il pettegolezzo è un elemento fondante della vita d’ufficio, rinsalda le relazioni tra le persone, alimenta i rapporti sociali, e rende più saldo il gruppo a spese della “vittima” di turno. Il pettegolezzo può avere anche lo scopo di soddisfare le curiosità nei confronti dei capi da parte dei subalterni. Tutto poi, è buono per spettegolare, dal taglio di capelli del capo all’ultimo flirt della collega, fin ai pronostici e agli scongiuri sul prossimo che farà carriera. Insomma, il gossip è un vero e proprio gioco comunicativo che, se praticato senza scadere nella calunnia e nella menzogna vera e propria, rende la vita in ufficio più tollerabile, la sdrammatizza e l’alleggerisce, creando alleanze e rinsaldando i rapporti con i colleghi.