Tennis, Atp Dubai: quattordicesima sconfitta per Bolelli
E' durata soltanto un'ora e 18 minuti una delle ultime apparizioni di Simone Bolelli nel tennis che conta.
Il tennista bolognese, entrato nel tabellone dell'Atp '500' di Dubai grazie al ritiro di Andy Roddick, è stato sconfitto con il punteggio di 6-1 7-5 dall'austriaco Jurgen Melzer.
Primo set letteralmente imbarazzante: Simone cede il servizio in 3 occasioni, non tiene in campo un dritto e gioca cortissimo.
Il tennis di Melzer è tutt'altro che irresistibile, ma all'austriaco basta tenere in campo i propri colpi per incamerare il parziale in 26 minuti.
Nel secondo Melzer, percepite le difficoltà dell'avversario, spinge subito sull'acceleratore per picchiare sulla ferita. Gli errori del nostro non tardano ad arrivare, così come il break.
Sul 3-1 l'austriaco, al servizio, non capitalizza due chances per mettere a segno il 4-1, fallite le occasioni regala due punti e cede il turno di battuta. Rimesso in carreggiata dall'avversario, Bolelli prova a reagire, aumenta la spinta e finalmente trova qualche colpo vincente.
Gioca un gran game sul 4-5, quando tiene a zero un turno di battuta particolarmente delicato, ma si spegne nuovamente sul 5-6. Mette in rete un dritto, fa doppio fallo, e sul primo match point l'austriaco non perdona.
Per l'azzurro si tratta del 14esimo k.o. consecutivo.
Ora Simone, sprofondato al 117esimo posto nel ranking Atp, difficilmente troverà nuovamente spazio nei grandi tornei.
Dovrà ripartire dai challenger. Non è necessariamente una brutta notizia. Affrontare avversari più abbordabili potrebbe essere il modo migliore per ritrovare fiducia e risultati. L'illustre collega Marcos Baghdatis, che solo 6 mesi fa, a seguito di problemi fisici, si trovava in 151esima posizione, è tornato ad essere competitivo a grandi livelli proprio seguendo questa strada.
Ci auguriamo possa essere così anche per Simone.
L'Austria non sorride solo con Jurgen Melzer. Protagonista della sorpresa di giornata è, infatti, il qualificato Stefan Koubek, numero 135 del mondo, autore dell'eliminazione dello spagnolo Feliciano Lopez, per due volte finalista di questo torneo (nel 2004 e nel 2008).
Il tie break è la giusta soluzione di un primo set senza palle break. Nel tredicesimo game Feliciano sale 4-2 ma poi cede la frazione con 5 punti persi consecutivamente. La chiave del parziale successivo è il settimo gioco in cui l'iberico mette a segno 4 aces ma anche 3 doppi falli, l'ultimo dei quali permette a Koubek di trasformare la palla break decisiva.
All'esordio vince senza convincere Novak Djokovic.
Il serbo, primo favorito del seeding a seguito del ritiro di Federer, passa 6-4 6-4 contro lo spagnolo Guillermo Garcia Lopez ma solo in rare occasioni trova il suo miglior tennis, correndo parecchi rischi non evidenziati dal punteggio.
Il serbo fatica a essere incisivo con i propri colpi da fondo e per liberarsi di lunghi scambi tenta discese a rete che però si rivelano poco fruttuose. Nel set iniziale Nole rischia di perdere il servizio sul 4-4, quando sulla palla break viene graziato dal pessimo tentativo di smorzata dell'avversario, prima di piazzare il break decisivo nel game successivo.
Avanti di un parziale Djokovic aumenta la spinta portandosi 5-0. A un centimetro dal traguardo torna però a pasticciare perdendo i due break di vantaggio e chiudendo solo al decimo gioco grazie a un nastro fortunato e a qualche errore di troppo dello spagnolo. Per Nole derby al prossimo turno contro Victor Troicki.
Passa il primo turno anche Andy Murray, che si è imposto sul russo Igor Kunitsyn per 6-2 6-3. Successo non molto sofferto per il finalista dell'Australian Open in un match che avrebbe potuto prendere una piega diversa se lo scozzese non avesse risolto in proprio favore un secondo gioco da 30 minuti. Vero e proprio game chiave che ha visto il più titolato dei due sfidanti conquistare un sudatissimo break alla nona opportunità.
Murray potrebbe essere il prossimo avversario di Andreas Seppi qualora il nostro giocatore riuscisse a battere Janko Tipsarevic nella giornata di domani.
23/02/2010 | Francesco Ponticiello« Torna agli articoli