Nonostante la crisi della discografia la formazione dei Posse pertenopei riparte dal basso per riprendersi il posto che merita nella scena musicale nazionale.
Sono tornati. I 99 Posse, storica rap-band antagonista napoletana torna alla ribalta. E lo fa in un momento dove il clima è molto teso. Nel nostro paese si parla di neo-fascismo, di ronde, di lotta all’immigrazione clandestina, di politiche repressive, precari e disoccupazione, stragi di stato, di detenuti uccisi in carcere e tanto altro. Una voce da “sinistra” ora che si sentono preoccupanti cori da destra e colpevoli silenzi nell’altro schieramento. Si erano divisi all’apice del successo e della visibilità anche per i dissidi con la multinazionale discografica BMG che li aveva messi sotto contratto nonostante il prezzo politico imposto sui cd. La crisi manifesta della discografia, legata soprattutto all'incapacità delle etichette di elaborare nuovi modelli di business in linea con i mutamenti tecnologici; l'esplosione dei programmi televisivi che illudono migliaia di giovani artisti e garantiscono, nel migliore dei casi, una notorietà usa e getta, sono i segni più evidenti dei mutamenti avvenuti e sono tra i fattori che li hanno allontanati. Oggi tornano in scena dopo 8 anni dal loro scioglimento, rimescolando le carte e le esperienze che hanno segnato le loro vite in questo lungo e difficile periodo. È stato cosi per Luca Persico, O’ Zulu, storico leader dei Posse partenopei che ha lottato contro una devastante dipendenza da crack che lo aveva portato in punto di morte "alla fine ho capito: volevo uccidere ciò che era diventato 'O Zulu, ciò che ne avevano fatto gli altri e che io non volevo più essere". Una rinascita. È stato a settembre a Piazza Mercato a Napoli che il gruppo si è riunito. Luca Zulù Persico alla voce, Massimo Jrm Jovine al basso, Marco Messina alle macchine, Sascha Ricci alle tastiere, accompagnati da Claudio Klark Kent Marino alla batteria, Gennaro de Rosa alle percussioni e Peppe Siracusa alla chitarra. Non c’è più Meg che da tempo cammina da sola. Grazie a una rinnovata coscienza, soprattutto in quella occasione, hanno capto che le loro canzoni non erano dei volantini consumati dal tempo ma inni in cui si riconosceva anche il pubblico più giovane. Per questo il ritorno della 99 Posse assume i caratteri di una scommessa, di un azzardo che si auspica proficuo, quello di un gruppo che canterà canzoni scomode senza giri di parole, testando anche i livelli di tolleranza nell'Italia dei nostri giorni, per riprendersi il posto che merita nella scena musicale nazionale. "Senza un singolo da promuovere e un disco, nei locali non ci volevano" dice Marco Messina. "Allora abbiamo ricominciato nei centri sociali, da dove eravamo partiti, ma ora che hanno visto i sold out ci chiamano tutti". Il loro primo inedito s'intitola “Italia a mano armata”, vi si ascolta il leghista Borghezio contro l'immigrazione e per un'Italia "bianca e cristiana", le canzoni sempre in piena sintonia con quanto accade intorno. La sintesi della rinascita è affidata alla voce dissidente e polemica dello Zulu : "Io non sono un artista, io sono un rompicoglioni, un comunista, ed è proprio in un momento in cui i comunisti hanno paura a uscire e a testimoniare che noi torniamo. Perché il disco non può essere migliore, dev'essere fuori quando serve".